CORNOFESTIVAL


Vai ai contenuti

Intro

Archivio > 2011

La Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli ha il piacere di concedere anche quest’anno il Patrocinio all’Incontro Internazionale di Cornisti “Guelfo Nalli” di Supino come riconoscimento per un evento importante ed unico nel suo genere. Per la ventiduesima edizione, la manifestazione vede protagonisti cornisti e altri musicisti dell’orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli e di diverse orchestre del mondo, riuniti per un simposio dedicato al Corno.


La Segreteria Artistica
Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli

Con particolare entusiasmo il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli concede il proprio Patrocinio in occasione del ventiduesimo Incontro Internazionale di Cornisti “Guelfo Nalli” di Supino, ricordando che nel corso degli anni molti docenti ed allievi del Conservatorio sono stati chiamati a collaborare all’iniziativa ed hanno concorso con le loro opere ad ampliare il repertorio della scrittura cornistica.
Un doveroso riconoscimento va al maestro Angelo Agostini, direttore artistico dell’Incontro e docente di Corno presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, per l’impegno profuso negli anni per questo importante evento, unico ed insostituibile per l’impulso alla ricerca e alla sperimentazione che è in grado di apportare. Mi auguro che tale collaborazione diventi sempre più intensa e proficua, e che al prestigio internazionale ormai acquisito gli “Incontri” di Supino continuino ad associare lo spirito conviviale e di amicizia tra gli artisti, che ogni anno puntualmente ciascuno magicamente ritrova.


Patrizio Marrone
Direttore del Conservatorio
San Pietro a Majella di Napoli


Armonie “barocche”

Il XXII incontro internazionale di cornisti “Guelfo Nalli”, come del resto da tradizione ormai consolidata nel tempo, offre la possibilità ai giovani artisti di poter condividere e confrontarsi sulle potenzialità del corno, che ha avuto in Guelfo un invidiabile virtuoso. Nel ricordo, sempre vivo, del musicista ciociaro, alcune composizioni in prima assoluta ci accompagneranno nel corso della serata trascinandoci nel meraviglioso mondo sonoro di questo strumento. L’incontro annuale di Supino non è solo un punto di riferimento per strumentisti d’eccezione, ma è diventato, anche, una vetrina e una realtà per i compositori che, da tutto il mondo, ogni anno scrivono opere originali, in prima esecuzione assoluta, o trascrizioni per il corno.
Apre la serata l’Ouverture “Horns of Plenty” (Cornucopie) (prima esecuzione assoluta) di Steven L. Rosenhaus. Si tratta di un breve brano in un unico movimento, che offre una variegata tavolozza timbrica, in cui vengono esaltate le caratteristiche tecniche degli strumentisti. Soprattutto, prevale l’uso della tromba che viene usata per arricchire il cromatismo sonoro, in contrapposizione al gruppo dei corni a cui fanno da pendant il contrabbasso e i timpani. Rosenhaus in questa composizione mostra uno stile particolarmente elevato contrappuntisticamente, ma soprattutto ricco di effetti ritmici e impostato principalmente sul dialogo tra gli strumenti. Steven L. Rosenhaus è professore al Dipartimento della musica e delle arti dell’Università di New York, oltre ad essere direttore d’orchestra e arrangiatore, svolge soprattutto l’attività di compositore. Questo brano è stato espressamente composto per Angelo Agostini, per l’inaugurazione del XXII incontro internazionale di Supino. La suite “Water music” in Re maggiore di Georg Friedrich Haendel (1685-1759), nella trascrizione di Fabio Agostini, per tromba, oboe, ensemble di corni, contrabbasso e timpani, è una serie di movimenti orchestrali, raccolti in tre suite (HWV 348, 349 e 350). La prima esecuzione avvenne a Londra il 17 luglio del 1717 in seguito alla richiesta del re Giorgio I di un concerto sul Tamigi. Giorgio I apprezzò molto questa musica, tanto da ordinare ai musicisti di eseguirla per ben tre volte. La composizione inizia con un’ouverture alla francese, un’introduzione lenta, in un marcato ritmo puntato, seguita da un vivace movimento in stile fugato, cui segue la hornpipe, una danza delle isole britanniche piuttosto sincopata in ritmo binario, seguita dal minuetto, il lento e la bourrée finale. L’”Elegia” del toscano Teodulo Mabellini (1817-1897), nell’arrangiamento di Mario Ciervo, per oboe, contrabbasso e ensemble di corni, è una piccola composizione scritta dal compositore toscano il 13 dicembre del 1879, per i professori De Stefani e Fontana nella sua veste originaria per oboe e contrabasso (o violoncello).
L'"Elegia" è un genere letterario che raggruppa i componimenti lirici della poesia greca e romana, accomunati da una forma metrica specifica e da una serie di argomenti in opposizione all’epica. In epoca romantica, anche la musica si servi dell’”elegia” per definire composizioni di carattere funebre o semplicemente melanconico. A questo genere è da ricondurre anche questa piccola composizione mabelliniana. “Echi” (prima esecuzione assoluta) di Roberto Altieri, per oboe, tromba,doppio coro di corni, contrabbasso e timpani con i suoi serrati dialoghi e le solenni combinazioni corali, richiama la agniloquente retorica del doppio coro barocco, rivisitata in chiave moderna mediante l’uso di ritmi e armonie dei nostri tempi. L’uso policorale di questo brano presuppone il principio della divisione delle forze sonore, in spazi separati dalla forza contrastante, in modo da generare un effetto ‘stereofonico’ e ben
circoscritto. Conclude la prima parte la “Band Ouverture” di Roberto Di Marino, nell’arrangiamento di Fernando Servidone, per oboe, tromba, ottetto di corni e timpani. Il brano è una breve composizione, che offre una variegata tavolozza timbrica in cui vengono esaltate le caratteristiche tecniche degli strumentisti. Ad un primo tema eroico e squillante segue un secondo episodio che contrasta con la prima idea, attraverso l’impiego di differenti piani sonori. Questi episodi porteranno, poi, ad un brevissimo sviluppo, dopo la ripresa del secondo episodio, che avviene con gran forza. Il brano si conclude, poi, con un inciso fortemente ritmico, che viene interrotto improvvisamente da una sovrapposizione di accordi dissonanti. Di Marino in questa composizione mostra uno stile particolarmente elevato dal punto di vista contrappuntistico, ma soprattutto ricco di effetti ritmici e impostato sul dialogo dei gruppi sonori.

La seconda parte del programma si apre con “Sortie” da “Copper Suite” del giovane musicista francese Farid Zehar, compositore e contrabbassista all’orchestra sinfonica di Francia. Il brano per oboe, tromba, quattro corni, contrabasso e timpani, nell’arrangiamento di Angelo Agostini, si presenta come un divertissement accademico nello stile barocco. La composizione è articolata in un tempo: “Sortie” - Allegro. Le sonorità sono quelle solenni e brillanti che ci ricordano il “Serse” di Lully, scritto per le nozze di Luigi XIV e rievocano le atmosfere sontuose, austere e maestose della reggia di Versailles al tempo del Re Sole. In “Lascia che scorra” di Umberto Coletta (prima esecuzione assoluta), per tromba, quattro corni e contrabbasso, interagiscono due elementi: dapprima una cellula ritmica che, scandita dai corni e dal contrabbasso, segnala i punti di snodo principali nello sviluppo del brano e acquista spessore armonico nella sezione centrale, poi una
componente melodica, affidata principalmente alla tromba, ma i cui slanci lirici sono sottolineati frequentemente dalla voce dei corni e dalle armonie che essi disegnano. “Macalàgo” (prima esecuzione assoluta) di Gaetano Panariello, per oboe, corno solista, contrabbasso, quattro corni e timpani, sembra rievocare il nome di qualche particolare danza sudamericana, ma in realtà si tratta della fusione delle iniziali dei cognomi dei solisti, ai quali il brano è dedicato, ossia: Marino (oboe), Calzolari (contrabbasso), Agostini (corno). Si tratta di un divertissement pensato per i tre amici protagonisti della prima esecuzione assoluta: l’alternanza di ritmi 2+3+3 (scaturiti dalle sillabe che compongono il titolo) insieme al materiale intervallare di seconda e terza maggiore/minore sono alla base di questo piccolo omaggio a coloro che da sempre fanno del suonare insieme divertendosi uno degli aspetti fondamentali dell’essere musicista. “Masaniello e Bernardina” del compositore napoletano Patrizio Marrone nella trascrizione per oboe, corno solo, ed ensemble di corni è tratto dal musical “Masaniello” con musiche dell’artista napoletano e versi di Tato Russo. Si tratta di una imponente opera popolare al centro alla quale vi è la storia d’amore di due giovani disarmati e ignoranti del gran gioco della vita, ma appassionati, in cui accanto alla composizione di melodie "popolari" troviamo l'applicazione di una complessa tecnica compositiva. Tecnica che si avvale di contrappunti vocali e strumentali, masse corali, ricerche timbriche in cui è possibile riconoscere i motivi conduttori e le variazioni tematiche che nascono dall'articolazione psicologica di Masaniello e Bernardina, ma che non tradiscono la tradizione musicale strumentale e teatrale di fine Ottocento ed inizi Novecento. In conclusione, il brano “Two Seasons” (prima esecuzione assoluta) di Massimilano Ciafrei, per oboe, tromba, ensemble di corni, contrabbasso e timpani. All’interno di questa composizione, troviamo riverberi, contrasti, rapporti di timbri e spesso si presentano elementi diversi che conducono a soluzioni esplosive che si risolvono nella dinamica, strettamente legata al timbro.
La dinamica e la timbrica mutevoli hanno poi il compito di muovere un materiale che, di per sé, è piuttosto statico, realizzando una tensione fra la staticità dell'impostazione e il movimento dei colori sonori.


Antonio Caroccia
Università degli Studi di Perugia


Home Page | I Solisti | Contatti | Archivio | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu