CORNOFESTIVAL


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Mostra Foto 2014

Archivio > 2014

Mostra Fotografica
a cura di Mario Corsi e Giovanni Agostini

Supino (FR)
dal 8 al 10 agosto 2014
apertura 18.30 - 20.30
Chiesa di S. Maria Maggiore

Duetto

Reportage, fotografia d'arte, fotografia documentaria, ritrattistica. Chiamatela come volete questa mostra di Mario Corsi e Giovanni Agostini, e avrete comunque colto nel segno. I soggetti sono la cronaca di un concerto che si tiene a Supino da 25 anni. Un incontro di cornisti ideato dal Maestro Guelfo Nalli, e continuato, dopo la sua scomparsa, dal Maestro Angelo Agostini che ne è il direttore artistico. Gli scatti, realizzati nell'arco degli ultimi cinque anni, strizzano l'occhio a tutti i generi fotografici. Mario e Giovanni ci vogliono raccontare una storia per sottrarla alla smemoratezza e soprattutto per isolarla dalla bulimica sovraesposizione degli eventi. Hanno messo sotto i riflettori, è il caso di dirlo, un appuntamento annuale diventato tradizione e patrimonio culturale di un paese, di una provincia e non solo. Ce la raccontano in due, si capisce, per riprodurre le basi di quello che è la cellula minima di un'orchestra, due strumenti fotografici, due obiettivi, due solisti che devono leggere la stessa partitura ma interpretarla con caratteri diversi e omogenei. Lo fanno certamente anche per suggellare la loro amicizia e la loro passione. Segno che aggiunge valore e pathos, perché l'unione di due non è solo una somma ma un operazione esponenziale. La storia è quella di un gruppo di musicisti, soprattutto cornisti, tutti solisti di prim'ordine, che ogni anno arrivano in Ciociaria da tutto il mondo per suonare insieme sotto la direzione del Maestro Fabio Agostini. La scelta del formato è la gigantografia ma le intenzioni sembrano rimandare all'idea del macro, indagare l'infinitesimale fino a renderlo visibile, cogliere nel particolare quella peculiarità che descrive il carattere. Esigenza che si avverte nell'obiettivo dei due fotografi che attraverso le immagini ci consigliano di ascoltare con gli occhi e di guardare con le orecchie. I ritratti cercano la coloritura musicale nel taglio e nell'esposizione, i cinque metri d'ottone, piegati a formare il corno e le loro campane lucenti, sono la narrazione. Le notazioni musicali sono nell'occhio. Come diceva Luigi Ghirri la natura non è fotografabile, e l'uomo è natura, ci vuole sempre un elemento umano. Spesso questa traccia dell'umano è solo nel mirino del fotografo. Anche se il formato è grande, le immagini non enfatizzano l'iperbole cromatica degli strumenti. Esso coglie e stigmatizza la grande tensione dei musicisti alle prese con l'atto creativo dell'esecuzione. Queste tessere attraverso l'anagrafe dei protagonisti creano la partitura musicale di un'epica. Ci avvertono, come diceva Roland Barthes, che non siamo noi che guardiamo una fotografia ma è la fotografia che ci guarda. Quindi da ascoltatori-spettatori diventiamo soggetti, siamo noi gli elementi di un'orchestra, che aumenta i suoi componenti via via che la seduzione delle immagini cattura altri sguardi.

Sergio Zuccaro


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